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IL PREMIO DANTEIDE

I nostri tre alunni Clarissa Di Ciano, Greta Geniola e Riccardo Perca, hanno vinto il 3^ premio del concorso DANTEIDE.

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Complimenti ai nostri alunni della classe terza dell’indirizzo chimico: Clarissa Di Ciano, Greta Geniola e Riccardo Perca, hanno vinto il 3^ premio del concorso nazionale DANTEIDE, bandito dal Comune di ALATRI (FR). I ragazzi hanno presentato un testo letterario dal titolo TRE GENI A CONVIVIO, (segue qui in allegato) meritevole per la seguente motivazione: “Il breve racconto immagina un incontro straordinario e senza tempo tra S. Francesco d’Assisi, Dante e Papa Francesco, quest’ultimo è la voce narrante, subito dopo aver lasciato la vita terrena. Il testo ha rivelato originalità nella struttura narrativa, l’espediente di affidare la voce narrante a Papa Francesco permette di immergere il lettore in una atmosfera di profonda spiritualità e dolcezza, mostra anche intertestualità e spessore culturale, un’attualità del messaggio nonostante l’ambientazione ultraterrena, il dialogo infatti tocca temi dolorosamente attuali: le guerre, l’importanza di trasformare i muri in ponti, e la critica mai sopita all’attaccamento della Chiesa alla ricchezza e al potere. IL linguaggio e lo stile sono rimarchevoli e quindi merita il terzo premio, per la capacità di far dialogare epoche lontane attraverso i loro massimi esponenti.”

Grande è stata l’emozione durante la cerimonia di premiazione, nonostante la distanza, infatti è stata seguita da remoto con la presenza della nostra Dirigente. Durante la manifestazione, tenutasi sabato 6 giugno, il Sindaco e l’Assessore alla cultura del Comune di Alatri hanno sottolineato l’importanza e la necessità di stimolare la riflessione e lo studio umanistico tra i giovani. E poi si è parlato di Dante Alighieri, il padre della nostra lingua e della Letteratura italiana, al quale tanto dobbiamo e nonostante i secoli che ci separano da lui, oggi ci parla ancora, è sempre di una straordinaria attualità: l’esperienza concreta dell’esistenza umana, oggi come allora, la fragilità di uomini e donne, il bene e il male, l’amore, la società, le ingiustizie, lui che parlava di Italia quando l’Italia non esisteva ancora, lui che ha tanto da dire ai credenti ma anche agli atei, a tutti quelli che vogliono capire l’essenza dell’umanità e i suoi valori universali.

Dante, è il cardine della Letteratura italiana, come tutti gli altri grandi che lo hanno seguito, citarne uno o alcuni significherebbe fare un torto a tutti gli altri, quindi per dirla in breve: la formazione umanistica dei nostri alunni è fondamentale, anche in un Istituto Tecnico, dove talvolta i ragazzi tendono a preferire le discipline di indirizzo. Essa forma la persona e il cittadino, prima ancora che l’informatico o il perito elettronico, la Letteratura insegna a comprendere il pensiero degli altri, a mettersi nei panni degli altri, insegna il confronto, il senso critico, l’interpretazione del mondo, la fantasia, la creatività, la flessibilità, le emozioni e i sentimenti, competenze che durano tutta la vita e possono aiutare i ragazzi a dare linfa ai propri sogni. E quindi ben vengano i concorsi come il DANTEIDE, che offrono occasione ai ragazzi di approfondire le tematiche e gli autori della Letteratura e di mettersi in gioco in prima persona nonché di mettere alla prova anche le proprie competenze – Prof.ssa Erminia Pelliccia

Partecipare a questo concorso è stata un’esperienza di grande valore, prima di tutto perché mi ha permesso di mettermi in gioco nel lavoro di squadra insieme ai miei compagni. Inoltre, la fase di ricerca è stata un momento fondamentale, perché mi ha insegnato a non fermarmi alle semplici informazioni dei libri di testo, ma a spingermi oltre, espandendo le mie conoscenze per arricchire il progetto con un punto di vista più approfondito. Sono davvero grata di aver vissuto questa esperienza, che mi ha lasciato un insegnamento profondo e una crescita personale che vanno ben oltre il risultato ottenuto” –  Greta Geniola

Partecipare al concorso Danteide è stata un’esperienza significativa, un’opportunità di crescita personale, che mi ha permesso di mettermi alla prova e di esprimere la mia creatività. Anche se faccio parte del gruppo che non ha ottenuto il premio, ho gioito insieme ai miei compagni di classe, perché in fin dei conti quel premio appartiene un po’ a tutta la classe. Confrontarmi con altri partecipanti mi ha aiutato a riconoscere i miei punti di forza e gli aspetti su cui posso ancora migliorare. Questo risultato non diminuisce l’impegno e la passione che ho dedicato al progetto; al contrario, mi incoraggia a continuare e a coltivare i miei interessi con determinazione e fiducia nelle mie capacità” – Lucio Cufari

Questo concorso su Dante Alighieri è stata una bella sfida, abbiamo dovuto unire le forze per preparare un testo che raggiungesse le aspettative della professoressa, ma che potesse anche gratificarci a livello personale. Lavorare tutti insieme ci ha permesso di esplorare tante idee diverse che alla fine ci hanno portato al nostro elaborato finale. Anche se il risultato non è quello desiderato, perché non siamo tra i vincitori, siamo comunque soddisfatte dell’impegno e delle nuove conoscenze apprese” – Nicole Di Marco e Sofia Romano Gargarella

Tre geni a convivio

Il breve racconto ci permette di fantasticare sull’incontro di tre grandi personaggi che hanno segnato la nostra storia e la nostra cultura: San Francesco D’Assisi, Dante Alighieri e Papa Francesco. Essi hanno lasciato nella storia dell’umanità un’impronta indelebile e significativa, un messaggio di speranza per tutte le generazioni. La voce narrante è quella di Papa Francesco, l’ultimo dei tre a lasciare la Terra.

Mentre il freddo marmo di San Pietro accoglieva le mie spoglie e il canto del Magnificat svaniva tra le navate, sentivo un distacco dolce, come se il peso del mondo, con tutte le sue ferite e le sue imperfezioni, scivolasse via dalle mie spalle stanche. L’atmosfera terrena era carica di tristezza, ma io mi sentivo leggero, avvolto in una pace che non avevo mai conosciuto nelle stanze del Vaticano, quasi fossi un pellegrino che finalmente intravede la porta di casa dopo un viaggio lunghissimo. E mentre varcavo la soglia di quel bellissimo luogo ovvero il Paradiso, descritto meravigliosamente da Durante Alighieri, davanti a me apparve proprio lui, il Sommo Poeta, con uno sguardo d’imponenza ma un cuore gentile, mi tese la mano, pronto ad accogliermi e a guidarmi tra i beati, proprio come Virgilio, Beatrice e Bernardo da Chiaravalle avevano fatto con lui, nel viaggio attraverso l’aldilà.

Dopo i saluti reciproci espressi tutta la mia ammirazione e gli dissi: «Grande Poeta, so che sei il padre della letteratura e della lingua italiana, ho conosciuto le tue opere sin da giovane, quando ero in Argentina. Ti riconosco come un uomo colmo di amore e intelligenza, che ha speso la propria vita per la giustizia e vivendo il dolore dell’esilio; attraverso la tua Divina Commedia, hai indicato agli uomini la diritta via. Tra i tanti Canti della Commedia, quello a cui sono più legato è il Canto XI, dove presenti San Francesco D’Assisi, il mio maestro, per mezzo delle parole di San Tommaso e lo descrivi come un Sole, venuto per illuminare il cammino degli uomini, uno dei grandi principi rinnovatori della Chiesa».
E così la mia guida mi illustrò il Paradiso, e, nel portarmi attraverso la luce, scelse di invitarmi al cospetto del mio ispiratore più grande: San Francesco. Quasi mi sentivo venir meno per la grande emozione, di fronte a me il Poverello di Assisi, che tante volte avevo pregato e in lui, tra le pieghe della sua vita e delle sue sofferenze, avevo cercato e trovato la forza e il coraggio, per affrontare il gravoso impegno che mi fu affidato.
Ammiravo il Santo con il volto segnato da una tranquillità così profonda da sembrare egli stesso un pezzo di cielo, mi guardava come se mi aspettasse da sempre, o fosse ansioso di conoscermi, sorridendomi con la semplicità di un re, portava ancora i segni delle stimmate, quel sigillo divino che manifesta la presenza di Dio nella carne.
Egli ruppe il silenzio con voce che pareva canto: «Pace a te, Francesco. Ti stavo attendendo per questo Convivium di anime».
«Grazie, fratelli. Sono davvero onorato di incontrare coloro che hanno ispirato il mio pontificato. Dante, mia guida, tu che scrivesti in volgare, perché la conoscenza giungesse a ogni uomo, e tu, San Francesco, che parlasti alle creature spogliandoti della ricchezza per donarla gli ultimi». bisbigliai entusiasta.
«Papa Francesco, hai scelto il mio nome come fonte d’ispirazione, nessuno mai lo aveva fatto prima. Questo mi rende orgoglioso!» confessò il Santo, guardandomi con occhi-profondi.
«Ho cercato di essere fedele ai tuoi passi,» replicai, «Nella mia enciclica “Laudato si’” ho parlato della necessità di amare la nostra Casa Comune, perché la Terra è nostra sorella, un bene che ci è stato affidato e che dobbiamo curare ed ho accolto i poveri e i diseredati. In “Fratelli tutti” ho sognato una complicità universale, proprio come quando tu, ottocento anni fa, attraversasti il mare per incontrare il Sultano a Damietta e portare la Pace e il dialogo. In un mondo diviso e attraversato dalle guerre, ho tentato anch’io di abbattere i muri, per trasformarli in ponti, per scongiurare in ogni modo i conflitti fraterni.» dissi io abbassando lo sguardo in segno di rispetto.
Intervenne Dante con un breve sorriso: «Le tue parole mi ricordano ciò che io stesso vidi durante il mio viaggio terreno. Molti uomini di Chiesa avevano dimenticato la Povertà e l’umiltà, che tu, San Francesco, avevi insegnato al mondo. E da quel che racconta il Papa, vedo che non è cambiato molto, purtroppo…». Annuì il Santo e continuò: «La ricchezza e il potere, se diventano più importanti dell’amore per il prossimo, allontanano l’uomo da Dio. Io sposai la Povertà non per soffrire, ma per essere libero e per essere più vicino agli umili e ai bisognosi, come Gesù ci ha insegnato.» «Sì,» risposi, «I versi della tua Divina Commedia hanno fatto conoscere San Francesco a generazioni e generazioni. La tua poesia non è stata solo cultura e testimonianza di un’epoca, ma anche Fede e insegnamento.»
«Io ho solo raccontato ciò che ho visto con gli occhi dell’anima. La poesia può guidare gli uomini, proprio come la Fede e l’esempio dei Santi. Parlando di S. Francesco ho parlato anche di te Papa Bergoglio, perché ottocento anni dopo anche tu hai perseguito il medesimo fine, ovvero quello di avvicinare l’umanità al bene.» Sibilò Dante quasi imbarazzato e mi fece cenno di proseguire nel nostro cammino. Il nostro incontro è stato un modesto Convivium, come lo aveva inteso Dante nella sua omonima opera, ovvero la condivisione del sapere e dell’immensa Fede che ci univa, perché tutti i fratelli del mondo potessero essere illuminati.

“Non diventiamo luminosi. Non diventiamo luminosi quando esibiamo un’immagine perfetta, ben ordinata, ben rifinita, no; e neanche se ci sentiamo forti e vincenti, forti e vincenti, ma non luminosi. Noi diventiamo luminosi, brilliamo quando, accogliendo Gesù, impariamo ad amare come Lui.” – Papa Jorge Mario Bergoglio.